Offerta formativa

Piano Triennale Offerta Formativa

Piano Triennale Offerta Formativa - Allegato 1

L’Istituto di Istruzione Superiore della Bassa Friulana è un’istituzione scolastica autonoma che com-prende le scuole secondarie di 2° grado situate nel territorio della pianura sud-orientale del Friuli, quel-la porzione della Bassa Friulana delimitata a Sud dal Mar Adriatico, ad Ovest dal Fiume Isonzo e ad Est dal fiume Stella. Sostanzialmente il bacino di “raccolta” è quello dell’antico distretto scolastico n. 13, che coincide con il territorio dell' Ambito socio assistenziale 5.1 e con quello del Distretto Sanitario Est, comprendente 17 Comuni: quelli di Cervignano del Friuli, Aiello del Friuli, Aquileia, Bagnaria Ar-sa, Bicinicco, Campolongo al Torre/Tapogliano, Chiopris Viscone, Fiumicello, Gonars, Palmanova, Ruda, Santa Maria la Longa, San Vito al Torre, Terzo di Aquileia, Trivignano Udinese, Villa Vicentina, Visco; un’area relativamente vasta e popolosa, che al 10/11/2015 poteva contare 55.487 abitanti, di-stribuiti su una Superficie Censuaria di 294,8 Kmq con una densità di 188,21 ab/kmq. Ad essa si deve poi aggiungere il comprensorio di San Giorgio di Nogaro, con i comuni di Marano Lagunare, Muzzana del Turgnano, Palazzolo dello Stella, Pocenia, Porpetto, Torviscosa, che pur appartengono al distretto di Latisana: un’area che può contare su 39675 abitanti distribuiti su una superficie di Kmq 266,6, con una densità di 148,1 ab/kmq.

Gli Istituti che fan capo all’ISIS “della Bassa Friulana” sono situati nei tre centri maggiori della Bassa Orientale : San Giorgio di Nogaro (7572 abitanti distribuiti su una superficie di 25,94 Km2 con una densità di 291,93ab/kmq); Palmanova 5444 abitanti (superficie 13,3 Km2, densità 409,42 ab/kmq); e Cervignano 13884 abitanti (superficie 29,17 kmq, densità 474,64 ab/kmq).

Al di là delle loro dimensioni, che possono essere considerate in assoluto modeste, tutte queste cittadi-ne hanno conosciuto negli ultimi anni un incremento demografico sorprendente: la popolazione di Cervignano ad esempio negli ultimi 50 anni (dal 1961 al 2011) è cresciuta del 52%, di modo che l’insediamento è divenuto per grandezza il terzo della provincia. Questo rapido aumento, iniziato fin dai tempi della Ricostruzione e del boom economico, e legato particolarmente al decollo economico seguito al terremoto del 1976, inizialmente è stato determinato dalla moltiplicazione delle nascite (il baby boom degli anni sessanta), poi da una forte immigrazione proveniente dall’estero che ha cambia-to la composizione della popolazione locale. Terra di emigranti la «Bassa» Friulana è diventata uno spazio d’immigrazione ed ha accolto decine di migliaia di lavoratori provenienti dall’Africa Occidenta-le, dal Maghreb, dalla Serbia, dall’Ucraina, che incontrano grandi difficoltà ad integrarsi nel nuovo contesto, tanto più che i Friulani, per atavica diffidenza dello straniero, spesso oppongono ai nuovi ar-rivati una reazione di rifiuto ed un atteggiamento di palese ostilità. Attualmente a Cervignano 13.844 abitanti, l’ 11,0% della popolazione, sono stranieri; a Palmanova 440 (l’ 8%); a San Giorgio 523 (il 7%) : senza dimenticare che le statistiche ufficiali non considerano ovviamente i clandestini, che rap-presentano un numero molto elevato. Anche le nostre scuole hanno risentito di questo fenomeno, ed oggi 69 alunni, pari al 4,7% dei loro iscritti è nato all’estero, di questi 28 alunni hanno la cittadinanza italiana.

Questa complessiva crescita ha determinato conseguenze evidenti sulla distribuzione della popolazione nel territorio: durante il periodo tra le due guerre, all’epoca delle grandi bonifiche mussoliniane infatti, la gente, poco numerosa, non si concentrava nei capoluoghi, ma per effetto dell’antica vocazione rura-le del paese viveva dispersa in borghi, frazioni e casali isolati nelle campagne, disseminati in un territo-rio piatto e monotono, diviso a scacchiera da una rete di canali e strade ortogonali che di fatto ricalca-vano l’antica centuriazione romana. Il decollo economico registrato alla fine del secolo XX ha com-portato un grande e spesso disordinato fervore edilizio, un’urbanizzazione diffusa del territorio ed un’occupazione intensiva e qualche volta selvaggia dei grandi spazi liberi che si estendevano tra gli in-sediamenti rurali, provocando un’inversione del rapporto tra aree verdi ed aree costruite. Ad un pae-saggio sostanzialmente agricolo, dove gli insediamenti sorgevano isolati, circoscritti e ben definiti, co-me isole galleggianti sulla distesa delle coltivazioni, è subentrato il tipico paesaggio delle periferie cit-tadine a vocazione residenziale, formato da una successione di villette e case circondate da orti e giar-dini, che si allargano a macchia d’olio ad occupare le campagne, sicché ora la vegetazione appare co-me frazionata, parcellizzata ed imprigionata in una colata di cemento; e lo spazio edificato si protende ormai senza soluzione di continuità da quella cittadina che è divenuta Cervignano fino a raggiungere ed inglobare con i suoi tentacoli i centri meridionali della piana in un unico conglomerato. E come è cambiato il paesaggio, così è cambiato lo stile di vita, che anch’esso si è notevolmente urbanizzato, nelle abitudini, nei consumi, nei valori. D’altronde è la società stessa che in questo estremo lembo del-la pianura friulana ha mutato radicalmente la sua fisionomia ed i suoi connotati. Originariamente que-sto era un territorio caratterizzato da un ecosistema umido e palustre, che quindi era stato interamente bonificato e reso disponibile alla pratica intensiva dell’agricoltura. Oggi questa realtà ha subito profon-di cambiamenti. L’agricoltura non è più l’attività prevalente, ed accanto alle rare aziende rurali super-stiti si sono sviluppati il turismo, l’artigianato, la piccola industria. Di conseguenza la società tradizio-nale, costituita da una massa di contadini e braccianti impiegati nelle grandi tenute padronali, ha muta-to volto, si è rapidamente modernizzata, ed appare molto meno uniforme ed omogenea di un tempo, formata com’è da operai, impiegati, commercianti, piccoli imprenditori, liberi professionisti, e pochi contadini indipendenti che sempre più si presentano come imprenditori agricoli. La famiglia mononu-cleare, con un numero limitato di figli, ha sostituito l’antica famiglia patriarcale, il tasso di scolarizza-zione ed istruzione si è molto elevato, l’analfabetismo è sparito, il benessere ha cancellato anche il ri-cordo della passata miseria, che aveva alimentato negli anni della ricostruzione le fiere lotte dei lavora-tori della terra, come a prolungare l’epica della Resistenza.

Nel corso di questa epopea si era formata tutta una generazione di militanti politici, e si erano creati i presupposti di quella partecipazione attiva, vivace, appassionata alla vita politica, culturale e sociale che ha caratterizzato a lungo la Bassa Friulana, enclave rossa e progressista in una regione attaccata al-la tradizione e professante idee moderate e conservatrici.

Ebbene, nel quadro di questa velocissima trasformazione l’antica identità si è smarrita, i solidi principi morali su cui si fondava la vita della comunità sono stati abbandonati senza essere spesso sostituiti da nuovi saldi valori di riferimento, che non fossero quelli del vacuo edonismo e del frivolo consumismo diffusi dalla televisione, sicché talvolta, soprattutto nelle nuove generazioni, si è generato un acuto senso di smarrimento e disagio.

I valori dell’avere, dell’interesse, del profitto, del mercato, della competizione, della concorrenza, del rendimento, del successo, delle apparenze hanno sostituito e soppiantato i valori dell’essere.

Il livellamento, l’omogeneizzazione, l’uniformazione culturali indotte da pubblicità e mass media han-no appiattito i linguaggi e i giudizi, hanno dissolto l’individuo nella massa, negando ogni specificità, ogni particolarità, ogni carattere a una popolazione perduta e confusa in una spessa nebbia che neppu-re l’antico spirito campanilistico riesce più a penetrare. Le Case del Popolo, i circoli Arci, le battagliere sezioni di partito, gli antichi luoghi di aggregazione, dibattito, socializzazione, hanno chiuso i battenti o sono comunque deserti. I Centri Commerciali hanno sostituito le piazze, sicché gli stessi interni legami che garantivano la coesione della Comunità si sono via via allentati. Le relazioni un tempo fitte, inten-se, magari polemiche si sono diradate, inaridite, hanno lasciato posto alla chiusura, alla solitudine, all’individualismo. La mobilità assicurata dalla motorizzazione di massa ha accresciuto la forza di at-trazione delle città, dove si concentrano le scuole, le università, gli uffici, i negozi, e gli antichi borghi rurali tendono a trasformarsi in quartieri dormitorio; sicché, soprattutto nelle nuove generazioni, si è generato un acuto senso di smarrimento e disagio, che talvolta trova sfogo e rifugio nelle droghe, nell’alcool, nell’apatia, nel ripiegamento afasico, in comportamenti devianti. Ma se i comportamenti che sfociano in una condotta deviante ed asociale rappresentano delle eccezioni, più spesso la rinuncia della famiglia ad esercitare la sua autorità e la sua missione educativa finisce per lasciare gli adolescen-ti in balia di se stessi. Immaturi, irresponsabili, privi di riferimenti e principi educativi forti, essi hanno tendenza a coltivare uno sterile vittimismo, a piangersi addosso, a rifiutarsi di crescere, ad affrontare la loro esistenza con un senso di precarietà e di instabilità, con una fatica di vivere che rende davvero la loro età drammaticamente incerta, com’è stata definita. Tuttavia il malessere ed il disorientamento so-no ben più diffusi, non riguardano solo i giovani e gli adolescenti, ma l’intera società, come dimostra-no l’animosità, la litigiosità e l’aggressività, che si manifestano nei rapporti umani, all’interno delle fa-miglie, tra parenti e vicini di casa, perfino nella politica, nelle relazioni tra cittadini ed istituzioni pub-bliche. La disgregazione della società tradizionale ha prodotto anche la crisi della cultura e della lingua friulana, che ha ormai perso l’antica presa e vitalità, sradicata dal mondo rurale atavico di cui era l’espressione: essa non rappresenta più il veicolo esclusivo della comunicazione, è stata relegata ai margini della vita quotidiana, in un ambito familiare, domestico, privato ed è divenuta appannaggio dei più anziani. L’idioma ladino così si prepara a scomparire, soppiantato dalla capillare penetrazione del-la lingua nazionale, favorita naturalmente dalla crescita del livello medio di istruzione, dalla diffusione dei grandi mezzi di comunicazione, dalle correnti migratorie che hanno interessato il territorio. Ma a provocare il declino del Friulano è anche una mentalità diffusa, che mentre considera come indispen-sabile l’apprendimento dell’inglese, giudica la lingua degli avi alla stregua di un retaggio folcloristico da utilizzare al massimo per una battuta di spirito in osteria.

In questo contesto di grandi trasformazioni, di fronte a questa società in evoluzione, ma anche in crisi di identità e in preda allo smarrimento, all’inquietudine, al turbamento, la scuola riscopre il suo ruolo strategico: come centro di alfabetizzazione culturale, di apprendimento disinteressato certo, ma anche come fucina degli uomini e dei cittadini del domani, come luogo di formazione etica, civile, democra-tica, come baluardo posto a tutela dell’identità comunitaria, della storia e della cultura locale ed insie-me come camera di compensazione e mediazione tra la tradizione ed il cambiamento, come veicolo di transizione ed apertura al futuro, come punto di riferimento, come momento di incontro ed aggrega-zione; come centro di proposta, di dibattito, di progettazione del nuovo.